Versione italiana English version

Events

Nautical events
organized by Velavacanze

Weekend 11 e 12 settembre su esclusivo yacht a vela di 18 metri

Event

Weekend 11 e 12 settembre su esclusivo yacht a vela di 18 metri

Description Luxury charter Capraia e Arcipelago Toscano
 
 
Noleggia questo meraviglioso yacht a vela di quasi 18 metri!
Disponibile solo con formula "intera imbarcazione in esclusiva"
 
Prezzo weekend       4.050,00
 
Prezzo last minute  3.600,00
 
 
La quota include:
Sistemazione in cabina doppia con wc privato, barca e tutte le attrezzature, tender con fuoribordo, lenzuola e federe, pulizie finali e skipper.
 
La quota non include:
Cambusa, gasolio uso motore ed eventuale porto del sabato sera.
 
Pagamenti:
Acconto alla prenotazione 50%
Saldo entro 30gg prima della partenza
 
 
Base Castiglioncello
Embarking venerdì 10 settembre dalle 17,00
Boat Jeanneau 57t Data sheet | PDF

Arcipelago Toscano

Itinerary


Meteo Toscana

 

Si narra che la Venere del Tirreno, al momento di emergere dalle acque del nostro mare per abbracciare l'orizzonte lasciò sfuggire sette perle dalla collana che adornava il suo bianco collo le quali caddero in mare trasformandosi nelle Isole dell'Arcipelago Toscano. Questo è formato da 7 isole: Gorgona, Capraia, Elba, Pianosa, Montecristo, Giglio e Giannutri. L'unicità, la bellezza di queste perle, sono da assaporare in tutte le stagioni. Infatti se d'estate siete attratti dalla prerogativa di un week-end, un soggiorno in queste isole, troverete sicuramente storia, cultura e natura a d accogliervi durante tutto l'anno. Ogni isola si differenzia dall'altra. Ognuna ha una storia, una leggenda, che affascina ed incanta. I periodi passati "saltellando" da un'isola all'altra, sono indimenticabili proprio per la diversità che le lega in un parco nazionale che cerca di valorizzare ancora di più il paesaggio, la magia di questi luoghi.

In un ambiente naturale che si mantiene sostanzialmente integro nonostante l'intensa frequentazione turistica, soprattutto dell'isola d'Elba, cresce rigogliosa la macchia mediterranea, caratterizzata dal leccio, mentre vi nidificano uccelli quali il falco pellegrino, il picchio e il gabbiano reale. Nel ricco ecosistema marino spicca la presenza di anemoni marini, del raro pesce luna e, sporadicamente, della foca monaca , gli amici delfini e la balenottera comune.

L'isola della GORGONA è la più piccola dell'Arcipelago Toscano, a ovest di Livorno, ha 300 abitanti (perlopiù detenuti) e misura poco più di 2 chilometri quadrati di superficie, in gran parte occupata dal penitenziario. Di carattere roccioso, raggiunge i 225 metri di altitudine ed è coperta prevalentemente da macchia mediterranea. La vista dell'isola, dove i turisti possono attraccare in barca solo in caso di pericolo, è consentita in genere ogni martedì dei mesi estivi a piccoli gruppi che vengono prelevati da una motovedetta dal traghetto in servizio tra Livorno, Capraia ed Elba. Il tour, a cura della Cooperativa del Parco naturale, tocca i punti più suggestivi delle coste, tra cui Cala Scirocco e Cala Martina, e i rilievi coperti di macchia mediterranea che offrono rifugio a conigli selvatici, gabbiani, rondini di mare e uccelli di passaggio. La cosa che salta subito all'occhio al visitatore è la copertura vegetale: circa il 90% dell'isola infatti presenta una macchia di tipo mediterraneo, con aree boschive, ed ospita (secondo recenti studi) oltre 400 specie floristiche. Anche la limpidezza delle acque circostanti l'isola è notevole, a causa dello scarsissimo apporto contaminante antropico. Il mare che circonda l'isola è interdetto al turismo e quindi ai natanti; pertanto la scarsa presenza antropica ha permesso il mantenimento di acque pulite e dallo scarso inquinamento. Ciò ha permesso il proliferare di specie marine particolarmente delicate. La Gorgona, l’antica Urgon abitata forse dagli Etruschi, certamente dai Romani come testimoniano i resti di una costruzione al Piano dei Morti, fu abitata in epoca medioevale da monaci e vide sorgere monasteri ad opera dei Benedettini e Cistercensi. Da essa il re Desiderio trasportò a Brescia il corpo di San Giulia, martirizzata tre secoli prima in Corsica. Nel 1283 l’isola passò a Pisa che vi costruì la Torre Vecchia, quindi nel 1406 fu occupata dai Medici ai quali si devono opere di fortificazione. Tornò in seguito ai Certosini che la tennero fino al 1777 quando il Granduca Pietro Leopoldo riscattò l’isola e cercò di ripopolarla, ma senza riuscirvi. Nel 1869 infine fu trasformata in colonia penale agricola. La Gorgona ricca di verde, rivestita di pini, che creano uno stupendo contrasto con l’azzurro del mare, dà luogo ad un suggestivo paesaggio insieme aspro e dolce.
- La Cooperativa Parco Naturale "Isola di Gorgona" organizza gite sull'Isola, ed è la sola autorizzata dal Ministero di Grazia e Giustizia. La LIPU fa capo a questa cooperativa per organizzare le proprie escursioni a Gorgona.
- Almeno quindici giorni prima del viaggio è necessario comunicare alla Direzione del Carcere gli estremi di un documento di identità di ogni visitatore. Sarà compito della LIPU farsi carico di questa formalità, richiedendo ai partecipanti i dati necessari che verranno trasmessi a chi di competenza.
- È facoltà del Carcere negare la visita a persone non desiderate (ad esempio, coloro che hanno precedenti penali, che sono in libertà vigilata o risultano "conosciuti" dalle autorità giudiziarie per reati particolari).

CAPRAIA è un lembo di macchia fragrante d’aromi nostrani, un mare limpidissimo. Capraia, è un’autentica perla mediterranea, terra di roccia dall’inequivocabile origine vulcanica. Lo testimoniano gli aspetti geologici della costa e dell’interno, il colore e la composizione delle rocce, gli accumuli di ceneri e lapilli. Presumibilmente il nome deriva dall'etrusco "carpa": pietra, parola che trova origine dal greco arcaico "kalpe": pietra sepolcrale. Pertanto dall'etrusco "isola pietrosa" si è passati al romanizzato "Capra", da cui "Isola delle Capre" e quindi "Capraia". Capraia e’ una delle sette sorelle dell’Arcipelago Toscano, la terza come dimensioni dopo l’Elba ed il Giglio. E’ lunga circa 8 Km. da Punta della Teglia a Punta dello Zenobito e larga 4 Km. dall’isola Peraiola a Monte Campanile. Ha una superficie di quasi 20 Kmq e uno sviluppo costiero di 30 Km. Il piccolo porto si riempie fino all'inverosimile di imbarcazioni di ogni genere e l'esiguo e unico lembo di bagnasciuga diventa rifugio di decine e decine di gommoni. Per lo più appartengono a subacquei che amano queste acque cristalline, ricchissime di vita e curiosità di ogni genere. I suoi fondali ospitano numerose forme viventi, che rendono particolarmente complesso e affascinante l’ambiente marino dell’isola, ricco peraltro di testimonianze archeologiche. La vegetazione, rigogliosa e ricca, di specie tipicamente mediterranee, ha dovuto fare i conti con la natura vulcanica del terreno, ma alla fine... l’ha spuntata: una copertura vegetale e vivacissima mostra la capacità colonizzatrice della macchia, impiantatasi senza troppi problemi sulla lava consolidata. Spettacolari sono i paesaggi che la vegetazione, con l’aiuto del vento ha fortemente caratterizzato, trasformandoli in scenari unici: le selle erbose ricoperte da migliaia di margheritine in cui domina l’asfodelo; le distese di cisto marino con l’invadente bianca fioritura; le profumate distese di elicriso e le umide vallate ospitano il corbezzolo, l’erica, l’oleandro ed il mirto. L’Isola ospita anche un piccolo lago ("il Laghetto" o "Stagnone"), unico invaso naturale dell’Arcipelago Toscano. Una leggenda particolarmente singolare, narra dei feroci Saraceni che sbarcarono nell’isola per nascondervi i tesori razziati nell’Arcipelago. Ma molti di loro non tornarono a riprendere il bottino. E così una volta un detenuto, frugando fra le rocce, trovò delle monete d’oro. La verde Capraia, con le sue coste colorate che si affacciano sull'unica banchina del porto e con l'inconfondibile profumo del lentisco che cominci ad annusare dal largo, è da anni sempre la stessa. Anche ad agosto, con il porto affollato, il turismo non è mai invadente: qui si respira soprattutto aria di mare. E lo testimoniano le numerose imbarcazioni che transitano ogni giorno per il piccolo porto, un grande popolo di appassionati: velisti, soprattutto, ma anche subacquei, gommonauti e semplici bagnanti, che vogliono trascorrere tutta la vacanza in costume da bagno Nel 1986 la colonia penale è stata chiusa, e tuttora la parte settentrionale dell'isola non è completamente accessibile al pubblico. L'isola, essendo mèta turistica estiva, è dotata di tutti i servizi essenziali: ufficio postale, panetteria, macelleria, alimentari, pescheria, bazar, ristoranti, pizzerie, bar, distributore di carburante per barche e auto, chiese.

La Storia ha voluto che l’isola d’Elba fosse teatro di grandi eventi: non esiste civiltà del Mediterraneo che non abbia lasciato tracce rilevanti del proprio passaggio. Per gli Etruschi l'Elba costituì un'inesauribile fonte di ricchezza:sfruttavano le miniere ed esportavano il ferro in tutto il bacino del Mediterraneo, ricavandone enormi ricchezze.
Dei cinque secoli di dominazione etrusca rimangono diverse necropoli, alcuni resti di forni fusori e numerosi "villaggi d'altura", inseriti in scenografie inimitabili. I Romani apprezzarono l’Elba per il suo ferro, ma anche per i fanghi curativi: come testimonia una delle due ricche ville patrizie, individuate nel l’isola, e i cui resti si trovano in prossimità dell’attuale struttura termale. Il Medioevo vide la dominazione pisana, di cui restano alcune importanti e suggestive costruzioni a difesa del territorio, che dimostrano quanto il possesso dell’isola fosse importante. Segue poi la Signoria degli Appiani e Cosimo de’ Medici il quale, sui resti della romana Fabricia, edificò la sua “Cosmopoli” ( oggi Portoferraio ), cingendola di mura possenti che salvarono gli abitanti dalle incursioni piratesche. Gli Spagnoli si insediarono a Porto Azzurro ed anch’essi posero mano alla difesa del loro territorio con una costruzione imponente: il forte di S. Giacomo che ancor oggi, divenuto casa penale, domina il ridente paese. Nel XVIII secolo, l’Elba fu contesa da Austriaci, Tedeschi, Inglesi e Francesi, con frenetiche trattative diplomatiche o accanite battaglie, finché fu assegnata in "piena proprietà e sovranità" a
Napoleone Bonaparte che, in dieci mesi di governo, lasciò impronte significative: costruì strade, riorganizzò l’economia mineraria, incrementò la produzione e l’esportazione del vino. Al suo rientro in Francia, per i fatidici cento giorni, Napoleone lasciò due residenze, divenute Musei Nazionali e frequentate ogni anno da migliaia di visitatori….
Natura, arte e cultura millenaria, racchiuse in un microcosmo di 224 kmq, creano un’atmosfera unica, rievocano scenari straordinari, frutto di incontri tra popoli diversi.Spiagge di sabbia finissima, scogliere a picco sul mare, acque trasparenti, fondali ricchi di pesci. Ma anche sentieri di montagna, boschi di querce e di castagni, borghi medioevali, alberghi moderni, centri turistici attrezzati e scuole di vela condotte da vecchi lupi di mare .L'isola è una scoperta continua: il mare cambia colori ad ogni insenatura. A sud si infrange su bianche scogliere o aggredisce ampi arenili, a nord si insinua negli anfratti degli alti dirupi o lambisce discrete spiagge di ghiaia. In pochi minuti, poi, si passa dal massiccio granitica del Monte Capanne, regno dei mufloni e delle capre selvatiche, alle zone minerarie del versante orientale, vero "eldorado" degli scienziati e degli appassionati di geologia. Offre ai suoi ospiti infinite sorprese che possono essere godute soprattutto in primavera ed in autunno, quando l'isola svela la sua essenza più profonda. Una lussureggiante macchia mediterranea fatta di colori e di profumi, i boschi di pini, lecci e castagni, agavi ed i fichi d'india delle assolate coste meridionali: un pezzetto di mondo che accanto al moderno, ha saputo conservare l 'antico ed una natura ricca di incontaminate suggestioni. Isola “a dimensione d’uomo”, l’Elba ha saputo sfruttare i confort e i mezzi che tecnica e civiltà mettono a disposizione, senza però che questi compromettessero la sua natura, il paesaggio, il mare e le coste, i monti ed i boschi.

Pianosa è stata protetta dal carcere per 142 anni, colonia penale prima, carcere di massima sicurezza fino ai nostri giorni. L’isola “piatta” è una risorsa unica: praterie di Posidonia vera e propria “nursery” della fauna ittica dell’alto Tirreno, le catacombe più importanti a nord di Roma, la Villa Romana di Agrippa, il Sanatorio di Punta Marchese dove fu confinato anche Sandro Pertini, una flora e una fauna caratterizzate da molteplici rarità dovute ad un’evoluzione “in isolamento” e un eccezionale flusso migratorio. Non trascuriamo, fra l’altro, le potenzialità rappresentate delle strutture del carcere, intese come “monumento” moderno della storia del nostro paese che va dai briganti della Maremma ai prigionieri austriaci per arrivare agli anni di Piombo e alle stragi di mafia. Lo stesso muro che divide in due l’isola, costruito nel ’78 può certo rappresentare una testimonianza “storica” da valorizzare. Nella parte purtroppo chiusa, si trovano le baie e scogliere tra le più belle di tutto l’Arcipelago Toscano. Pianosa è anche la sola delle isole toscane ad essere formata interamente da rocce sedimentarie. Data la natura calcarea e il carattere pianeggiante del territorio, è stata coltivata fin dai tempi più antichi. Apparteneva anch’essa ai Romani e Augusto vi relegò il nipote Postumio Marco Giulio Agrippa, che vi fu ucciso. Nella cala di S. Giovanni si possono vedere ancora oggi i ruderi della Villa Romana di Agrippa. Tuttora l’isola ospita il penitenziario ed è quindi un’isola chiusa, nella quale si può sbarcare soltanto con un permesso del Ministero degli Interni o per fondati motivi dovuti alla navigazione, come avaria di bordo o mare grosso. La sua popolazione è quindi formata soltanto da detenuti e da guardie. L’isola, malgrado la sua costa aspra e inospitale, irta di rocce e spaccature, cambia poi totalmente paesaggio, assume a poco a poco, un aspetto pianeggiante e tranquillo. cactus, ulivi, agave, si inseriscono dolcemente in questo pezzo di terra mite di clima e di colori, che con i suoi campi coltivati a grano e orzo, colmi di assolato silenzio, ci riporta ad una immagine di vita campestre .I fondali intorno all'isola sono bassi e si approfondiscono dolcemente, la batimetrica dei - 50 viene raggiunta in media a circa 1500 m dalla costa. L'isola è interamente compresa nel Parco Nazionale dell'Arcipelago Toscano. Attorno all'isola, nel raggio di 1 miglio sono vietati navigazione e pesca. L'accesso è demandato ad un permesso rilasciato dalla Direzione del Parco.

MONTECRISTO è un'isola selvaggia e disabitata, coperta di macchia mediterranea, costituisce un importante luogo di rifugio e di riposo per gli uccelli migratori .Estesa per circa 10 km2, l'Isola di Montecristo è una delle isole più inaccessibili e selvagge dell'intero Arcipelago Toscano, ed è anche quella più lontana dalla costa. Composta prevalentemente di granito grigio-rosa, ha la forma di una piramide larga e bassa ed è ricca di bassa vegetazione. Proprio l'aspetto inospitale ha tenuto gli uomini lontani dall'isola nel corso dei secoli, finché a partire dal V secolo, monaci ed eremiti non iniziarono a rendere "abitabile" una parte del territorio.
All'arrivo sull'isola, a Cala Maestra, è possibile vedere l'unica costruzione dell'isola, villa Watson- Taylor, dove si trovano praticamente gli unici alberi di tutta l'isola. La fauna dell'isola vede le capre selvatiche come dominatrici incontrastate del territorio: vi sono infatti circa 400-500 capi, originari presumibilmente dell'Asia Minore, portati forse dai Fenici ed ora rinselvatichiti.La loro voracità ha lentamente modificato la macchia mediterranea originariamente presente.
Cala Maestra: Aperta sul versante nord-occidentale, è l’unica insenatura di Montecristo dove l’approdo e l’attracco sono abbastanza agevoli, anche se nel caso di cattivo tempo la pericolosa esposizione ai venti del I quadrante costringe i pescatori a ridosso del ripido scoglio isolano. Il vallone che vi si affaccia è uno dei più ampi e l’unico spazio dell’isola abitato in permanenza. Vi risiedono i guardiani cui si aggiungono, durante la bella stagione, alcune guardie forestali. Cala Maestra è dominata dalla regolare mole architettonica dell’ex Villa Reale, fatta costruire intorno alla metà del secolo scorso dall’allora proprietario dell’isola, l’inglese Giorgio Watson Taylor. Da Cala Maestra, di fianco all’eliporto, immediatamente al di sopra del disagevole imbarcadero isolano, si diparte, in direzione nord-nord-est, una ripida e tortuosa mulattiera che in poco più di un’ora di cammino conduce alle rovine dell’antico monastero isolano, posto a 345 metri di quota, nella località chiamata il Convento. Amministrativamente l'isola fa capo all'Isola d'Elba, da cui dista circa 22 miglia nautiche; per potersi recare a Montecristo, dove vi sono solo due abitanti, è necessario ottenere un'autorizzazione apposita che viene rilasciata principalmente per motivi di studio ad Università o Enti di ricerca. Il Consiglio d’Europa nell’attribuire alla riserva il Diploma Europeo per la conservazione dell’ambiente, ha imposto, fra l’altro di non superare un certo limite annuale di visitatori. Vengono pertanto autorizzate dall’ente gestore visite giornaliere che si svolgono per gruppi che vengono guidati attraverso i due percorsi didattici da personale forestale. Spesso il numero dei richiedenti è superiore alla disponibilità, per cui si possono verificare tempi di attesa piuttosto lunghi.

L'ISOLA DEL GIGLIO è situata al centro del Mar Tirreno, a sole 11 miglia dal Promontorio dell’Argentario, e racchiude nei suoi 21,21 kmq " Un tesoro tutto da scoprire"; il suo clima mite favorisce ai visitatori una vacanza piena di sorprese in tutte le stagioni, a stretto contatto con una realtà ancora genuina ed incontaminata come solo in pochi altri luoghi si può ancora trovare.Il mare cristallino color smeraldo, con i suoi fondali ricchi e pescosi, fanno da cornice ad un territorio per il 90% ancora selvaggio, che invita ad avventurarsi per i molti percorsi pedonali. Giglio Porto è un approdo pittoresco immerso in un anfiteatro di alture dense di vigneti che gli fanno da corona e sfondo, nei pressi dell’attracco dei traghetti, barcaioli esperti e profondi conoscitori dell’Isola, sono pronti a portare i turisti che lo desiderano alle vicine spiagge o a farne il giro. I cespugli di poseidonia sembrano quasi emergere dall'acqua trasparentissima ed i pesci che vi girano intorno in cerca di cibo paiono toccabili come se fossero a portata di mano. Ma uno dei fondamentali privilegi dell’Isola consiste nella varietà delle coste, che si sviluppano per 28 km, una costa che alterna scogliere di granito levigato a baie, calette e spiagge sabbiose, offrendo quasi sempre, la possibilità di spostarsi al ridosso e di fare il bagno in acque tranquille dal lato opposto a quello battuto dal vento. Da non dimenticare che il nome GIGLIO non deriva dal fiore né dalla dominazione Fiorentina, ma deriva dalla latinizzazione del vocabolo greco Capra ovvero Aegilium : Isola delle Capre. Campese, l’incantevole baia, è incorniciata, dal Faraglione da un lato, e dall’imponente Torre medicea dall’altro. La Torre, costruita tra la fine del XVII e l’inizio del XVIII sec., un tempo si ergeva completamente isolata sugli scogli, mentre ora è collegata da un piccolo ponte, e fu meta difensiva dell’eroica cacciata dei tunisini nell’ultimo attacco barbaresco il 18 novembre 1799. I venti che spirano da sud, che qui giungono alle spalle, fanno, della baia di Campese, palestra ideale per amanti di surf e vela; Le attività subacquee sono supportate da corsi ai vari livelli e dalla possibilità di noleggio barche ed attrezzature. Mentre l’esposizione ad ovest ne fa teatro di stupendi tramonti. Insomma l’Isola del Giglio è davvero un tesoro tutto da scoprire, l’Isola è la meta ideale per tutti coloro che amano un rapporto genuino con la natura ed il rustico ambiente paesano, il mare, le passeggiate, il bird-watching, i minerali e l’affascinante mondo.

GIANNUTRI se ne sta un po' in disparte rispetto alle altre isole dell'arcipelago toscano. Ma è proprio questa distanza geografica a rendere l'isola molto speciale, forse addirittura unica ed inimitabile. Giannutri è un paradiso piccolo piccolo: è larga 500 metri, lunga più o meno 5 chilometri, una bella passeggiata. E' meta di numerose escursioni ed è frequentata soprattutto dai subacquei, attratti dal fascino dei suoi fondali. Già nell’antichità Giannutri aveva affascinato i Romani, che vi costruirono un porto e splendide ville patrizie. Tutt’intorno il mare custodisce ancora oggi relitti di navi romane. Fra le tante leggende che aleggiano sulle terre dell’arcipelago, quella di due fantasmi avvolge ancora oggi la piccola isola a forma di mezza luna.Si racconta infatti che alla morte di Gualtiero Adami, il capitano garibaldino, figlio di un ministro del governo toscano del Guerruzzi, che aveva vissuto su Giannutri per quarant’anni dal 1882, la sua donna non abbia voluto lasciare l’isola ma che anzi, presa dalla follia, sia diventata una selvaggia creatura della macchia, dove si crede che ancora vaghi il suo ululante fantasma La spettacolare bellezza dei suoi fondali e la varietà della specie ittiche di Giannutri consentono di fare qui le più belle immersioni del Mediterraneo.Nello scenario dei fondali sono presenti falesie, grotte, praterie di poseidonia, gorgonie, rose di mare, cavallucci marini, stelle marine, coralli, ricciole, dentici, saraghi, spugne, ma anche relitti di navi affondate in questo scoglio in mezzo al mare.L'incontro con un delfino, una balena o una tartaruga sono rari ma possibili, in particolare durante le traversate tra l'isola e la terraferma. Giannutri è luogo di natura pura e dura. Nessuna spiaggia, solo rocce inaccessibili agli scalzi. Dall'altura principale, il Poggio Capel Rosso, una vetta di 85 metri, si vede solo mare, a sud non c'è verso di scorgere terra nemmeno nelle giornate limpide: la vertigine del vuoto compensa quella dell'altitudine. Il silenzio è rotto solo dai mille rumori della natura: che qui è l'unico attore. Per preservare il suo ricco patrimonio naturale dal rischio di spoliazioni urbanistiche e marine, l'isola di Giannutri è stata dichiarata Parco Marino ed è quindi particolarmente protetta e controllata dalle Autorità. L 'area marina è stata suddivisa in due livelli di tutela: la Zona 1 è riserva integrale e la Zona 2 è di semplice protezione. Nella Zona 1: - è vietato il transito di barche a motore e l'attracco di natanti di qualsiasi genere - è proibita la pesca o qualsiasi danneggiamento agli organismi animali e vegetali dal fondo - è consentito l'accesso ai bagnanti e lo snorkelling Nella Zona 2: - E' proibita la pesca e la caccia subacquea. - Ai residenti è consentita la pesca sportiva con la canna e la lenza, mentre per i non residenti è necessaria l'autorizzazione dell'autorità marittima. E' consentito l'attracco di barche a motore e la permanenza in rada per la notte nelle aree di Cala Maestra e di Cala Spalmatoio.


Copyright © 09 A.s.d. VELAVACANZE - Via Pietro Teulliè, 14 - 20136 Milano - Italy
tel +39 328 1028633 - Cod. fisc. IT97432820153
Reproduction, even partial, of the contents is prohibited without permission